Era uno dei comandi consueti, un tempo, quando nei locali dei servizi igienici del Convitto erano predisposti un lungo poggiapiedi e un armadietto, appeso al muro, che custodiva il lucido e le spazzole per pulire le scarpe. Risuonava, per esempio, alla fine delle pulizie personali della mattina: una volta pronti i ragazzi, in fila nel corridoio su cui si affacciava la camerata, i più volenterosi fra gli istitutori (praticamente tutti…!), passavano in rassegna la propria squadra, ordinando di pulirsi le scarpe a chi le aveva inzaccherate, sporche per i più vari motivi: il problema era non sporcarsi calzini e mani, in quell’operazione che doveva essere svolta velocemente, prima di essere a studio per un veloce ripasso della lezione, preparare la cartella, scendere a refettorio per la colazione e poi andare a scuola. In un faldone del nostro archivio ho trovato questa locandina (v. foto), in una cartella che raccoglie la corrispondenza fra la direzione del nostro convitto e l’Umberto I, l’altro importante convitto nazionale spoletino, attivo fino ai secondi anni 40 dello scorso secolo in Piazza XX Settembre, quella dietro la chiesa di S. Domenico, nel grande edificio in antico convento delle Agostiniane e in tempi più recenti trasformato in Scuola Elementare. La didascalia recita così: “LASCIA FANGO E POLVERE FUORI DI CASA. Il fango e la polvere della strada, che si depositano sulle tue scarpe mentre cammini, sono cose sudicie, che contengono quasi sempre germi di malattie. A questi insidiosi nemici che minacciano la salute di tutti, a questo sudiciume, non permettere l’ingresso alla casa. Lasciali alla soglia, sfregando le suole sul nettapiedi, e spazzolando accuratamente le scarpe”. Nell’immagine, firmata e datata nel 1925 dal grafico Furio Matteotti e pubblicata dall’editore Vallardi, un elegante ragazzo, con la cartella da disegno sotto al braccio da cui spunta una riga, è colto nell’attimo in cui si sfrega le suole della scarpe sul “nettapiedi”, adorno della scritta di benvenuto. Altri tempi!! Chi di noi, si pulisce più così accuratamente le scarpe sulla soglia di casa e dedica loro più tanta attenzione, adesso che un po’ tutti indossiamo quotidianamente quelle maledette scarpe sportive, che una volta si sarebbero chiamate “da ginnastica”?
Roberto Quirino
